La bellezza salverà il mondo

Relazioni tra la divina proporzione, l’architettura e la società.

Residenza plurifamiliare La Torre di Eva, Lugano, 2020-2024

di Luca Giordano, Studio d’architettura tecnoclima.ch

Alcuni esempi

È il principe Miškin nell’Idiota di Dostoevskij che afferma: ”La bellezza salverà il mondo”. Eppure, quella stessa frase, ancor oggi citata infinite volte, ripetuta nei più diversi contesti fino a farne quasi scordare il suo proprio significato, nel testo originale ha una rilevanza ambigua: è quasi un’evocazione lontana, ricordo di qualcosa di non ben definito. Apparentemente di poca importanza.

Cosa intendeva far dire al suo principe idiota? Di quale bellezza si sta parlando? E in che senso “salverà” il mondo? La strada che si apre davanti a noi è quella della bellezza come ideale. Tra il bello e il bene esiste un legame misterioso, inafferrabile e indistruttibile. La “Bellezza”, intesa in senso “schilleriano”, è un concetto universale. Ad essa è affidato il potere di ricomporre in un’unità armonica il disordine fondamentale della realtà, rendendola capace, così, di rivelare un senso ultimo al di sopra del suo stesso caos. In tal senso l’idea della bellezza per Dostoevskij coinciderebbe con quella che da Platone (“Il bello è lo splendore del vero”), passando per lo Pseudo Dionigi Aeropagita (“Dio ci concede di partecipare alla sua propria Bellezza”).

Proviamo ora ad analizzare alcuni “manufatti antropici attrattori”, concetto da me coniato, realizzati appunto dall’essere umano nel corso della storia. Architetture che sono diventate delle vere e proprie “calamite” socio-culturali e turistiche. Cosa hanno in comune questi manufatti? Questi manufatti appaiono ai più, proporzionati, attraenti e belli perché in comune hanno l’ordine matematico insito nella naturale armonia e proporzione del creato. La bellezza, infatti, è l’insieme delle qualità percepite dai 5 sensi che suscita in noi un’emozione positiva in seguito ad un rapido paragone effettuato coscientemente/inconsciamente con dei canoni di riferimento che abbiamo interiormente.

La serie di Fibonacci rappresenta per esempio il modo più efficiente, per un fiore, per disporre i suoi semi. Se facciamo il rapporto tra due numeri vicini nella successione di Fibonacci otteniamo un valore che si avvicina a 1,618. Il numero in questione in gergo matematico viene detto phi, ma è conosciuto anche con altri nomi: rapporto aureo, sezione aurea, proporzione divina.
Analizzando la storia in generale ma anche quella dell’arte e dell’architettura troviamo molteplici relazioni. Fidia fu chiamato da Pericle del V secolo a.c. ad erigere il Partenone. Egli utilizzò ampiamente la sezione aurea e le medie pitagoriche per gran parte delle sue realizzazioni. La religione greca della fase olimpica vede, per esempio, governatore Zeus quale Dio delle proporzioni (luce divina), dominando così la forma. Ogni arte per i greci, deve mantenere insieme l’esattezza e il pathos, quindi verità e bellezza.

Marco Vitruvio Pollione, padre dell’architettura vissuto nella seconda metà del I secolo a.c. scriveva nel suo De Architectura: “ In tutte queste cose che si hanno da fare devesi avere per scopo la solidità (firmitas), la bellezza (venustas) e l’utilità (utilitas). Questi concetti quanto hanno stimolato l’essere umano nei secoli a venire? Il maestro Leonardo, che studiò a fondo le letterature del Vitruvio, scrisse sullo schizzo qui riportato: “Vetruvio, architecto, mette nella sua opera d’architectura, chelle misure dell’omo sono dalla natura disstribuite in quessto modo cioè che 4 diti da 1 palmo, et 4 palmi da 1 pie, 6 palmi da un chubito. Leonardo da Vinci, grazie al suo bagaglio di conoscenze d’anatomia, ottica e geometria arricchì l’intuizione Vitruviana arrivando ad un modello proporzionale che rappresentava il più alto segno dell’armonia divina, “colta e condivisa dall’arte suprema del saper vedere”.

Charles-Édouard Jeanneret-Gris, noto ai più come Le Corbusier, utilizza gli ordini matematici, la sezione aurea, gli studi di Vitruvio, Leon Battista Alberti, Leonardo Da Vinci ed il suo Uomo Vitruviano per creare il suo Modulor che lui descrive in questo modo: “Una gamma di misure armoniose per soddisfare la dimensione umana, applicabile universalmente all’architettura e alle cose meccaniche”. La forma artistica dell’edificio è il risultato ottimale del problema (progetto) ben impostato; prima, dunque, nella grafica del concetto, poi realizzato su scala reale. Se l’oggetto corrisponde alla funzione per cui è stato progettato, ossia ha un valore efficiente, pratico ed estetico (s’intende l’armonia delle forme primarie, l’estetica del razionale), allora quell’oggetto è bello quanto un edificio classico. I piroscafi, le automobili sono belli quanto il Pantheon, le piramidi” e appunto il Partenone. Non c’è contraddizione tra edificio e ambiente naturale diceva Le Corbu, entrambi esistono e si confondono assieme perché creati sulla base del Modulor, sul modulare, sul differenziare e adeguare ogni cosa – cielo, terra, acqua, atmosfera – a misura d’uomo.

Personalmente reputo che il risultato finale dell’applicazione della sezione aurea in architettura, tendendo così ad imitare la naturale armonia del creato, ci porti verso una visione olistica dell’architettura.
L’Olismo (dal greco hòlos, cioè “la totalità”) è una posizione filosofica basata sull’idea che le proprietà di un sistema non possano essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Relativamente a ciò che può essere chiamato “olistico”, per definizione, la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente della somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente.
Un tipico esempio di struttura olistica è l’organismo biologico, perché un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un’unità-totalità non esprimibile con l’insieme delle parti che lo costituiscono. Ma anche una macchina, in molti casi, non essendo esprimibile come una sommatoria funzionale delle sue parti, deve essere considerata olistica. La visione olistica in architettura ci pone dinnanzi ad un confronto con la realtà vista nella globalità della tradizione storica, dell’ambiente, della cultura, utilizzando le nuove consapevolezze della eco- sostenibilità, della bio-compatibilità, del risparmio energetico e l’utilizzo delle energia rinnovabili, in relazione con i cinque elementi naturali ed evidentemente, imprescindibili, con i dettami ed i codici della regola dell’arte, penso ad esempio – tra i più famosi – a quelli trattati dal De Architectura di Vitruvio o il de re edificatoria scritto da Leon Battista Alberti nel pieno rinascimento italiano con il fine ultimo, di conseguire armonia e bellezza che emozionino.

Chiudiamo questo breve articolo informativo pubblicando alcune delle realizzazioni del mio studio d’architettura ed elaborate in collaborazione con i miei partners Marino, anche mio mentore, Desirée e Roberta. A voi percepirne e valutarne l’eventuale bellezza.

Tecnoclima
Studio Architettura & Energia
Via Dufour 21
6900 Lugano
Tel. +41 91 924 14 14
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